I CUOCHI

Sono H. vengo dalla Costa d’Avorio. Non sono una cuoca professionista, sono molto di più! Ho sempre amato cucinare e non importa per quanto: dieci, venti, cento, duecento persone! Nella mia famiglia ci siamo tramandati i segreti più importanti della cucina, cucinavamo per tutto il villaggio, in pentole così grandi che potevi comodamente sederti dentro! Il mio pezzo forte è l’attieké con salsa di cipolla e pesce alla brace, magari con un bicchiere di bissap o di succo di ananas e zenzero. I sapori della mia terra mi tengono legata ad un Paese martoriato da divisioni, guerre e politica corrotta ed i miei piatti vogliono essere un segno di riconciliazione.

Mi chiamo H., in arte Bidrohi. Non sto mai fermo, amo il movimento e fare mille cose insieme, sperimentare, provare il nuovo ed inventarlo. Nel mio paese facevo teatro di strada, beffavo i corrotti e criticato la finta democrazia; di certo non potevo stare simpatico al governo! Ora qui in Italia, rifugiato, continuo la mia vita ed il cibo è per me l’unione tra il vecchio e il nuovo, un misto tra sapori di cardamomo, riso basmati, curry, e pecorino, pasta e pizza. Ora che anche mia moglie mi ha raggiunto, non potete non venire ad assaggiare qualche mio piatto di biryani!

Sono B., vengo dalla Guinea Conakry, quel paese dove la pioggia non la smette mai di battere per mesi e mesi e che ci regala la più buona e grande frutta che voi possiate mai immaginare. Ananas, banane, manghi, igname, manioca a non finire! Prima di scappare dall’ennesimo colpo di stato all’africana, vivevo con mia moglie; quando lei era stanca ed aspettava i nostri figli pensavo io alla cucina. Così ho imparato a cucinare il maffe, a guardare il fuoco far ribollire per ore la pasta di arachidi, piano piano, senza avere fretta. E dopo ancora tre bicchieri di ataya, il nostro thè schiumosissimo: il primo duro e amaro, per renderci forti, il secondo fresco con la menta per aprirci lo spirito, il terzo dolcissimo, per scaldarci e renderci sereni.

Sono O., sudanese. Nella mia vita ho viaggiato a destra e a sinistra, su e giù, con la forza di Dio nel cuore. Ho imparato a cucinare piatti che scaldano l’anima, piccantissimi, mettendoci dentro tutta la nostra cultura araba ed islamica. Il cous cous non è solo un migliaio di minuscoli grani messi insieme, se mangiato in compagnia diventa un ponte verso il Nord Africa, la Sicilia diventa il profondo Nord di un’Africa che si fa mondo.

Sono G., vengo dal Senegal. Ho vissuto 6 anni a Capoverde facendo il cuoco per grandi ristoranti, lì ho imparato a cucinare spagnolo e italiano oltre che senegalese, i piatti cucinati da mia madre. Amo viaggiare, ballare, giocare a calcio, ma soprattutto cucinare. E’ la mia passione oltre che professione. In Italia ho frequentato nuovi corsi per pizzaiolo e aiuto cuoco e ho scoperto i segreti dei piatti italiani. Fatemi cucinare e… mi fate felice! Per quante persone? Ditemelo voi, io son pronto a organizzarvi una cena gourmet in tutte le lingue… e per tutti i palati.

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