Idea Makì

 Il progetto Makì è un’idea nata da un’esperienza concreta più che un progetto vero e proprio. Da quando Laboratorio 53 è nato, nel 2008, usavamo organizzare momenti pubblici di sensibilizzazione e incontro dove a condurre le attività erano direttamente i richiedenti asilo e rifugiati del gruppo di auto-mutuo-aiuto della nostra associazione. Così abbiamo fatto teatro, readings, musica e cucina. Ci siamo così accorti che alcuni rifugiati erano bravissimi a cucinare: andavamo insieme a Piazza Vittorio a far spesa, sceglievamo il menù da proporre, cucinavamo nei locali che ci ospitavano di volta in volta… e la cena era fatta! Con un po’ di pubblicità e diffusione informale i tavoli si riempivano di persone curiose e pronte a mangiare i nostri piatti provenienti da tutto il mondo.

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Il nome Makì viene da un’intenzionale operazione di metissage. L’ispirazione è stata quella del Maquis, piccola locanda gastronomica comune in Africa occidentale, a metà tra il ristorante e il chiosco ambulante, generalmente aperto sulla strada, in cui puoi fermarti e bere del tè o mangiare qualche piatto semplice. Ora, a Roma la parola Maquis, facile da storpiare per chi non parla francese, è diventata Makì, così che si legge come si scrive, assumendo quel nuovo che un cambiamento di contesto sempre chiede.

Gli chef sono i richiedenti asilo e rifugiati che soggiornano a Roma, provenienti da paesi ed aree geografiche eterogenee: Costa d’avorio, Togo, Senegal, Guinea, Mauritania, Mali come Sudan, Eritrea, Etiopia o Nord Africa, ma anche Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh ecc. Persone che già nel paese di origine sapevano cucinare come cuochi professionali, ma anche cuochi amatoriali, capaci di cucinare in famiglia o per le feste per un gran numero di persone senza alcuna difficoltà. Una vera ricchezza in termini di patrimonio culturale e, quindi, gastronomico.

Ogni volta che facciamo Makì il gruppo sceglie chi sarà lo Chef e l’aiuto cuoco, si decide insieme il menù da proporre, poi curiamo l’organizzazione e la diffusione dell’evento. In cucina siamo tre-quattro operativi, e ai tavoli i camerieri sono gli altri rifugiati e noi dell’associazione che tra posate e ordini spieghiamo chi siamo, che cuciniamo e perché. Il ricavato netto delle entrate, finora tutte a sottoscrizione, va direttamente allo chef e all’aiuto cuoco.

Il Makì vuole tenere insieme aspetto terapeutico e auto-reddito. Il cibo è canale diretto di espressione di sè, ricordo, appartenenza. Cucinare uno Yassa Poulet nel centro di Roma è un’esperienza importante di trasmissione di sapere e appropriazione di un luogo che altrimenti è vissuto come estraneo da chi chiede asilo in Italia. Il Makì fa uscire i rifugiati dai soliti circuiti dell’assistenza per aprire loro situazioni di conoscenza e socializzazione a cui raramente accedono: locali pubblici e privati, luoghi di aggregazione, centri sociali, ristoranti, librerie bistrot, case ecc. Allo stesso tempo, offre a chi frequenta questi luoghi di Roma la possibilità di incontrare i migranti che lo organizzano senza pietismi e retorica caritatevole. Il Makì è così un’occasione per migranti e italiani di abitare uno spazio familiare in cui conoscersi e condividere.

Dal Ris Gras, Aloko e Attiekè ivoriano al Cous Cous Maliano, dal Mafe guineano al Chebou Djen del Senegal, dallo Zighini al Kochi Biryani e al Daal del Bangladesh, i menù spaziano tra più latitudini e attingono a un’ampia gamma di ricette, scelte di volta in volta in base agli ingredienti reperibili a Roma, ai cuochi che le preparano e alle richieste che ci arrivano. Ogni volta che qualcuno dei richiedenti asilo ci propone di cucinare, ci mettiamo a farlo insieme e, se funziona, inseriamo i suoi piatti nel ventaglio dei menù. Attualmente ne abbiamo circa dieci pronti, con cinque-sei cuochi di provata esperienza.

Il Makì nasce presso la Biosteria della Città dell’utopia (Via Valeriano 3f, zona Basilica San Paolo) e negli ultimi due anni è stato attivo allo Strike SPA, ai C.s.o. Ex Snia e la Torre, al Brancaleone, al Ristorante Zoc a via delle Zoccolette insieme all’Associazione “Casa del cibo” ecc.

Attualmente il Makì sarà presente a pranzo ogniprimosabatodelmese a partire da Febbraio presso La Città dell’utopia, in concomitanza con il mercatino Terra Terra. Oltre a questo appuntamento fisso, la formula Makì è incline a ogni esperienza itinerante: possiamo cucinare dove c’è una cucina disponibile!

Dal 2010 facciamo anche Servizio Catering per feste, serate speciali, aperitivi e aperocene su richiesta.

Come Associazione vogliamo continuare questa formula sul territorio a cadenza mensile fissa, momento di apertura verso l’esterno e socializzazione importante. Ci auguriamo poi che l’idea Makì si strutturi pian piano al di là della sua nascita associativa e informale e possa diventare un lavoro vero e proprio per alcuni rifugiati che ci investono tempo e passione. La partecipazione al progetto “Re-start-up” proposto da Programma Integra a cinque dei nostri chef va in questa direzione.

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